Chiese Rupestri
La cittadina di Laterza sorge tra due profonde gravine ricche di anfratti in cui l'uomo, dalla Preistoria a tutto il Medioevo, ha sempre abitato, ed in cui, soprattutto nei secoli successivi alla caduta dell'impero romano, ricavò numerosissimi templi rupestri che impreziosì con affascinanti affreschi di soggetto religioso.
Cantina spagnola
La cantina Spagnola o "grotta dei Mammoci", chiese rupestre del XVII secolo, si erge sotto il pianoro di San Pietro, nelle vicinanze del ponte della via per Ginosa.
E' l'unica grotta in cui le raffigurazioni affrescate sono completate da sculture in altorilievo.
Nei pressi dell'ingresso, infatti, scolpiti sul soffitto tufaceo, vi sono due Mascheroni, il cui uso puramente scaramantico era quello di scacciare gli spiriti maligni.
Si può ipotizzare che la parte prospiciente l'ingresso sia stata in un primo tempo utilizzata a chiesa, come testimoniano l'altare addossato alla parete sinistra e le tracce di affreschi sacri:
- la "Natività";
- la "Scacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo ed Eva": Adamo protende il braccio verso Eva, la quale, accanto ad un albero ricco di fogliame, regge in mano il frutto;
- affresco raffigurante dodici sacerdoti che reggono oggetti di culto.
Al primitivo uso religioso è poi seguito un uso profano della suddetta grotta.
Si spiega così la presenza di due affreschi:
- il "cavallo sellato" in altorilievo, con la scritta "cavallo di rispetto", sulla parete del vano centrale (probabilmente il locale serviva al cambio dei cavalli e al riposo dei viandanti);
- la "scelta d'amore", affresco presente nell'ultimo vano, così chiamato perché rappresenta una donna in abiti lussuosi del periodo, corteggiata da due cavalieri. Gli affreschi sacri e profani contenuti nella cantina spagnola ci hanno permesso di risalire ai vestiti e alle acconciature che donne, gentiluomini e sacerdoti usavano nel 600.
Chiesa rupestre San Vito
La chiesa rupestre di San Vito del XVI secolo è sita in contrada Selva San Vito, sul ciglio della gravina, a poca distanza dal centro abitato. E' divisa in due parti: la prima semipogea, la seconda completamente scavata nel banco tufaceo. Addossato alla parete di fondo, si trova l'altare alla latina, sul quale si apre la nicchia, contenente l'affresco di San Vito Martire: il giovane santo regge con la mano destra dei guinzagli che legano due cani (oggi non più visibili), e con la sinistra una croce. Hai due lati della nicchia vi sono gli affreschi dei Santi Medici: San Damiano a destra e San Cosma a sinistra.Chiesa rupestre Cristo Giudice
Questa chiesa rupestre, sita in via Panettieri, alle spalle del santuario presenta una pianta rettangolare ed è divisa in due navate da un pilastro centrale e da due arconi. Una croce in rilievo si sviluppa per tutta l'ampiezza della volta della navata principale, la quale termina con un abside semicircolare in cui vi è un altare alla latina. Nel catino absidale è raffigurata un Desis con Cristo Pantocratore e San Giovanni Battista.Chiesa rupestre San Giacomo
Tale chiesa, di cui purtroppo non conosciamo l'epoca di fondazione, è stata consacrata nella visita pastorale del 1544. Verso la metà del 1700 fu, però, interdetta, ed il suo altare trasferito nella chiesa della SS.ma Croce, fuori le mura.La chiesa è costituita da due parti:
- la parte più antica, la chiesa ipogea di San Giacomo I, nella quale sono stati rinvenuti "Il Giudizio Universale" ed un affresco raffigurante il pellegrinaggio di tre pellegrini al santuario di Campostela;
- la chiesa semipogea di San Giacomo II, verso il gradone della gravina, nella quale è possibile ammirare l'affresco di Santo Benedicente.
Chiesa rupestre di Sant'Eligio
Eligio fu assunto a capo della zecca di Marsiglia dai re Merovingi. Diventato sacerdote, nel 641 fu eletto vescovo di Noyon e Tournai. La chiesa rupestre a lui dedicata, nota ai laertina anche come chiesa di San Lorenzo vecchio, ospita due bellissimi affreschi:- l'affresco di Sant'Eligio, in cui è raffigurato appunto Eligio, con le sembianze, di un maniscalco, che batte sull'incudine un ferro di cavallo; alla sua sinistra, un uomo con il suo cavallo osserva la scena. La tradizione vuole che il cavallo si fosse fratturato una zampa e che il Santo, dopo averla staccata dal corpo dell'animale, l'avesse ferrata e poi riattaccata;
- l'affresco di San Lorenzo Martire, nel quale il santo, che regge con la mano sinistra un libro e con la destra una graticola (simbolo del suo martirio), veste da diacono una dalmatica.
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